"La cucina non si misura in termini di tradizione o modernità. Bisogna leggere la tenerezza del cuoco."
Pierre Gagnaire

/VI·SIÓ·NE/

/so·stàn·za/

TAKI-OFF si propone come una finestra aperta dall’Oriente sull’Occidente con proposta gastronomica che esula dal concetto classico di ristorazione gourmet, utilizzando e combinando ingredienti della tradizione gastronomica italiana ed orientale senza cadere però nel concetto di fusion. 

Non c’è infatti appropriazione delle tecniche orientali per la creazione di una sintesi gastronomica tra le due culture. 

Gli ingredienti orientali sono piuttosto lavorati, come se fossero italiani portando nel piatto una riscoperta del prodotto stesso.

La proposta non segue tuttavia, nemmeno i canonici schemi occidentali di menu con portate definite, 

ma, piuttosto, conduce a percorsi in cui sono mutuati sapori e atmosfere da entrambe le tradizioni, reinterpretate però in un linguaggio nuovo; un’esperienza in grado di stimolare e soddisfare il palato, ma anche di far provare sensazioni al commensale e suscitare riflessioni e pensieri che lo accompagneranno una volta lasciato il locale.

/e·spe·rièn·za/

Tre i menu degustazione, che non seguono la struttura dei menu occidentali con le classiche portate, non hanno piatti in comune e, soprattutto, devono essere considerati come tre percorsi a sé stanti. 

ALTROVE

È un’introduzione al mondo e alla filosofia di TAKI-OFF. 

Il primo portale che si attraversa per capire che non si è in un ristorante banale ed ordinario, ma che effettivamente ci si trova, appunto, altrove. Una dichiarazione di intenti, poiché vuole far muovere i primi passi all’interno di un’idea di “altra ristorazione”.

SENZA TEMPO

È il percorso intermedio, un sentiero guidato che inzia ad addentrarsi nella selva di TAKI OFF e permette di iniziare a lasciarsi andare.

Senza tempo perché il commensale viene trasportato fuori dallo scorrere di Chronos, dove si entra in un’altra dimensione del gusto. 

ONDE

Il percorso più lungo e complesso, il nucleo pulsante di TAKI-OFF. I piatti si susseguono come il moto ondoso senza soluzione di continuità, seguendone il movimento sinusoidale in un’alternanza di sapori dove ogni piatto è introduzione e epilogo del precedente e del seguente, come nei fotogrammi di una pellicola dove il risultato finale, il film, è dato dalla loro unione consecutiva.

/RAC·CÓN·TO/

/cu·cí·na/

“Impressionismo gastronomico”

Come nell’impressionismo in cui i colori non sono più mescolati sulla tela ma vengono semplicemente accostati, dando vita a spettacolari contrapposizioni cromatiche, nell’idea di cucina di TAKI-OFF i sapori vengono accostati l’uno a l’altro in un’esperienza gustativa che va assaporata, vissuta e giudicata nel complesso. 

Parallelamente alle singole pennellate che, viste da vicino, non restituiscono il senso dell’opera, anche in questa cucina il suo significato è restituito dal susseguirsi delle portate nella loro successione e nel loro accostamento. Per questo motivo la filosofia di TAKI-OFF può essere indicata dalla suggestione “impressionismo gastronomico”.

Anche gli elementi di diverse culture sono accostati per creare nuovi, inaspettati e sorprendenti sapori. 

Giochi sull’idea di Oriente si dispiegano nelle portate come nella realizzazione di una soba con elementi classici quali le le cozze, o nei sapori tradizionali come la triglia e gli spaghetti di patata, accostati a una purea di galanga e a un gelato alla mano di Buddha.

Cucine povere italiane vengono nobilitate con i fondi di derivazione giapponese come il fondo tonkatsu a base di maiale, che evoca la tradizione grazie al rosso d’uovo con un brodo di katsuobushi, o come il Il pane espressione della nostra cultura che incontra i sentori di terre lontane, i grani, 

il wasabi nei grissini, il riccio a impreziosire impalpabili quanto gustosissime cialde.

I sapori sono giocati sui gusti acidi, salati, dolci, amari, sapidi fino alla realizzazione di un equilibrio che rende la cucina di TAKI-OFF godibile c comprensibile nella sua complessità. 

/mi·lieu/

Fuori dai canoni dell’eleganza patinata, è rivendicata tuttavia una forma di minimale quanto eccentrica raffinatezza. Se, da una parte, le atmosfere chic son spesso svuotate quanto banalizzate, l’atmosfera che si respira da TAKI-OFF rimanda, nella propria peculiartà a una raffinatezza essenziale nella sua sobrietà. 

Dalla location all’accoglienza, alla musica che accompagna tutta l’esperienza, l’impressione è quella di un cerimoniale che trasforma la dirompenza in delicatezza.

/at·ti·tù·di·ne/

Una maturità ritrovata

Lontano dagli stereotipi dello chef punk e rock star lo chef Massimo Viglietti approda ora in un momento di piena maturità. Una maturità calma, ma non per questo non capace di far rumore. 

Ciò si rispecchia nella sua cucina che è approdata a una complessità decifrabile ed apprezzabile a chi voglia approcciarvisi con una mente aperta. 

Pur ricoprendo il ruolo di direttore d’orchestra nella realtà di 

TAKI-OFF il suo presente guarda e si apre al futuro: una brigata giovane che trova spazio e fiducia in una cucina che sussiste in una polifonia di idee, contributi, intenti e realizzazioni.

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